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Dibattito nazionalizzazioni X privatizzazioni - Versione stampabile

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Dibattito nazionalizzazioni X privatizzazioni - Alessandro Vigilante - 24-08-2018

Tra i difensori delle privatizzazioni (lega, berlusconi e PD) e i fautori del ritorno alle vecchie nazionalizzazioni potenzialmente clientelari (M5S), la sinistra potrebbe e dovrebbe assumere una posizione autonoma e progressiva, proponendo un sistema di gestione terzo (una specie di fondazione), con la partecipazione di pubblico, privato e controllo diretto di rappresentanti di cittadini e comunità coinvolti.

Pare ci siano esempi congenere in Canada, oppure il caso specifico della gestione degli ospedali in Israele (interventi di Sapelli su La7), ma io personalmente (risiedendo da 20 anni in Brasile) ho partecipato a processi di gestione partecipativa dei grandi bacini idrici, attraverso comitati in cui sono presenti rappresentanti delle amministrazioni pubbliche (statali e locali), rappresentanti delle imprese private coinvolte e rappresentanti della comunità, attraverso l´appartenenza a comitati civici locali, associazioni, sindacati, università, ONG, cooperative sociali; e i seggi sono elettivi, per cui si svolgono periodicamente regolari elezioni tra i vari soggetti coinvolti. (Immaginare anche che le elezioni sono un´occasione per mobilitare i cittadini sull´importante argomento partecipativo in generale). Di fatto, qui in Brasile tutti i bacini fluviali importanti e altre grandi infrastrutture sono gestiti da comitati di questo tipo, partecipativo, con una distribuzione di seggi che dà la maggioranza ai rappresentanti pubblici e della società civile.

Propongo qui questo dibattito, perchè non ho trovato nessuna discussione su questo.
Sul sito di Potere al Popolo c´è solo la dichiarazione immediatamente successiva al crollo del ponte a Genova, che auspica molto genericamente la nazionalizzazione (esproprio, in verità) e il controllo popolare, senza indicare minimamente come la semplice nazionalizzazione possa garantire un controllo popolare effettivo, cioè senza ricordare che nel passato quelle infrastrutture erano statali, ma il popolo non aveva nessun controllo sull´utilizzo strumentale al capitale e clientelare di quel sistema. 

Possiamo cercare di evidenziare questa contraddizione?
Riusciamo a sfondare il muro delle agende mediatiche?

Alessandro Vigilante
Cittadino italiano residente all´estero


RE: Dibattito nazionalizzazioni X privatizzazioni - caro don mario - 28-08-2018

concordo con il sig Vigilante, e con il suo timore che l'asservimento al capitale possa essere facilmente trasformato, in linea mediatica, con la democrazia.

cito quale esempio il fatto del Vajont; pur in un'epoca paradossalmente più onesta di questa accadde che in vista della nazionalizzazione della diga si creasse un pauroso mix di interessi privati, funzionalità al capitale, cinismo nell'incompetenza, arroganza politica e assenza pubblica tale che fece 2mila morti, mediaticamente e concretamente tuttora non risarciti, un tributo imposto dalla democrazia.


RE: Dibattito nazionalizzazioni X privatizzazioni - Alessandro Vigilante - 29-08-2018

Aggiungo altre domande, per tentare di stimolare la polemica.
Che differenza passa tra un amministratore privato capitalista e un burocrate di stato nella gestione di una infrastruttura?
Non credete che sia necessario un controllo popolare diretto e partecipativo sulle infrastrutture, pubbliche o private che siano?


RE: Dibattito nazionalizzazioni X privatizzazioni - TizianoC - 30-08-2018

(29-08-2018, 09:39 PM)Alessandro Vigilante Ha scritto: Aggiungo altre domande, per tentare di stimolare la polemica.
Che differenza passa tra un amministratore privato capitalista e un burocrate di stato nella gestione di una infrastruttura?
Non credete che sia necessario un controllo popolare diretto e partecipativo sulle infrastrutture, pubbliche o private che siano?

Concordo con la necessità di nuove forme di nazionalizzazione diverse dal passato; non a caso PAP parla di "controllo popolare".
A proposito della tua domanda credo che un burocrate potenzialmente corrotto e corruttibile possa usare una parte delle risorse economiche per suoi interessi personali, nel caso di un privato TUTTO è piegato al profitto e agli interessi personali.
Sarebbe interessante avviare un dibattito sulle forme di controllo popolare da adottare. Non conosco la vicenda della partecipazione in Brasile; nella Toscana in cui vivo c'è una legge regionale per la partecipazione, ma è sostanzialmente un sistema per far perdere tempo ai movimenti di opposizione.


RE: Dibattito nazionalizzazioni X privatizzazioni - Alessandro Vigilante - 31-08-2018

Nell´ambito economico è normale che i privati sfruttino di più, ma io pensavo ad una gestione non solo economica delle infrastrutture.
Le conseguenze di una gestione senza controllo popolare diretto e partecipativo non sono solo economiche, purtroppo i morti di Genova sono esaustivi di come si possa ignorare colposamente i pareri della comunità sulla quale l´infrastruttura incide. Oltre al fattore economico, bisogna assolutamente mettere sotto controllo le scelte ecologiche, quelle culturali, quelle sociali, se l´uso dell´infrastruttura modifica spazi consolidati vissuti da specifiche comunità.


RE: Dibattito nazionalizzazioni X privatizzazioni - VanBob - 31-08-2018

Io penso semplicemente che i privati devono essere tenuti fuori da tutte le opere pubbliche di interesse nazionale e non solo, scuola e sanità per esempio devono essere pubbliche e gratuite per coloro che hanno medio basso reddito.
Al privato interessa solo il profitto, stop.
Il problema è come gestire in modo corretto e trasparente tali opere in un Paese dove la corruzione dilaga.
E' sufficiente affiancare al pubblico un diretto "controllo popolare"?
La soluzione non sarebbe difficile in un Paese dove ci fosse più rispetto e cultura per la "res publica"....


RE: Dibattito nazionalizzazioni X privatizzazioni - Alessandro Vigilante - 01-09-2018

Premetto che per principio sono d´accordo sul fatto che tutte le grandi infrastrutture debbano essere di proprietà e gestione pubbliche.

Nello stesso tempo, se vogliamo ragionare su questi tempi umani, non mi sembra che circoli aria da espropri proletari, quindi invece di rimenere in attesa di un governo meno amico dei privati, con l´introduzione di comitati di controllo popolari - paritari con il settore pubblico ed eventualmente  quello privato, potremmo incidere sia nel merito, ma soprattutto cominciare a sperimentare metodi di partecipazione e controllo non dico sovietici, ma tendenzialmente socialisti.

Perchè introducendo un nuovo soggetto popolare nella gestione si sposta l´egemonia amministrativa dal lato pubblico (nel merito), oltre al fatto che tale esperienza partecipativa forma i quadri necessari (nel metodo) - cittadino per cittadino - per diffondere quella pratica di autogestione che emancipa le masse e crea le condizioni indispensabili di un processo verso il socialismo del futuro.

Quello possibile, non perché risultato di un colpo di mano dall´alto di alcune avanguardie illuminate, ma per necessario sviluppo delle consapevolezze necessarie dal basso. Di fatto, solo dopo aver partecipato a gestire i beni pubblici, saremo pronti per passare alla socializzazione di tutti i beni e al loro usufrutto collettivo.

Chi pretende che tutto ciò si concretizzi e succeda per un colpo di mano oppure pensi che comunque ci sia qualcuno a cui delegare il da farsi e che tutto sia garantito per sempre nel paradiso comunista, fa un grosso errore. Penso che questo sia chiaro dall´evoluzione storica del novecento.

Io ho avuto modo di partecipare all´introduzione di politiche pubbliche partecipative territoriali in Brasile dal 2003 e posso testimoniare che è emozionante valutare il processo di crescita in termini di consapevolezza di singoli cittadini, spesso semi-analfabeti, che contribuiscono fattivamente alle decisioni sugli investimenti prioritari da effettuare sul proprio territorio, nella propria regione, rispetto a bacini idrici importanti o nei settori sociali: educazione, salute, casa, assistenza, mobilità.

Non sono un giornalista, nè uno scrittore di saggi, per cui, se qualcuno ne fosse interessato, posso pubblicare stralci di diari di campo o di lettere per parenti e amici, in cui descrivo alcune mie esperienze di lavoro fatte all´epoca, contrattato dal governo federale brasiliano per facilitare ed articolare la partecipazione popolare diretta nei processi gestionali a livello territoriale.


RE: Dibattito nazionalizzazioni X privatizzazioni - VanBob - 03-09-2018

L'idea di introduzione di comitati di controllo popolari oltre ad essere ottima permetterebbe di formare, come hai ricordato, nelle masse la consapevolezza e l'esperienza della gestione dei beni pubblici.
Culturalmente, questo è di importanza fondamentale se si vuole formare una coscienza rivoluzionaria nel termine più ampio della parola.
Attraverso la salvaguardia attiva della cosa pubblica, l'individuo deve poter trovare la condizione necessaria per realizzare gli interessi del popolo.
Oggi la "res publica" è considerata come un qualcosa di negativo dalle stesse masse che negli anni precedenti sono state soggiogate dalla propaganda liberista, nelle privatizzazioni c'era la soluzione di tutti i problemi dei cittadini costretti quotidianamente ad affrontare le inefficienze della pubblica amministrazione nei vari settori.
Da un punto di vista operativo, come muoversi?
E' possibile guardare ad altre esperienze, magari quelle che tu citavi, e riproporle qui?


RE: Dibattito nazionalizzazioni X privatizzazioni - Alessandro Vigilante - 03-09-2018

Caro VanBob, credo sia indispensabile guardare ad altre esperienze, sempre. Mi sembra invece, dall´estero, che il dibattito politico (anche a sinistra) in Italia sia eccessivamente provinciale.

Un esempio: nel 2002 sono tornato un´estate nella mia città di origine in Italia, dopo aver avuto l´enorme soddisfazione di aver partecipato ai primi due Forum Sociali Mondiali a Porto Alegre.
In effetti, mi aveva già stupito negativamente l´esigua partecipazione della sinistra italiana in quei due eventi, ricordo solo Agnoletto e Piero Bernocchi, in tutto una ventina...
Insomma, tornato in Italia, nella Festa di Liberazione della mia città credevo di poter condividere l´esperienza fatta in prima persona, pensando che dopo i fatti di Genova si fosse diffusa finalmente anche in Italia una nuova maniera di coinvolgere la gente nei dibattiti politici, attraverso la valorizzazione della partecipazione diffusa.
Così fui davvero sorpreso quando partecipai all´annunciato interessante "Dibattito con Niki Vendola", soprattutto quando dopo 120 minuti di intervento ininterrotto di Vendola ho fatto  richiesta di parola e dopo un´altra mezzora, alle mie lamentele per non avermi concesso la parola, il moderatore del dibattito mi ha risposto: "Non è previsto". E un dirigente locale di RC, seppur conoscendomi molto bene, mi ha anche dato del fascista, perchè interrompevo Vendola.
Ma allora non chiamarlo dibattito, chiamalo comizio.
In quella occasione mi sono reso conto di quanto il dire era molto distante dal fare, tra i miei compagni italiani. In Brasile, un leader politico non potrebbe più avere quell´atteggiamento narcisistico.

Pertanto, trovo che la sinistra italiana si sia informata molto poco sulle eperienze politiche che sono nate a partire da Seattle nel 1999, e poi consolidate nei primi FSM, forse anche per il brutale stop dato dal massacro di Genova.
Una delle politiche più interessanti è quella messa in pratica a vari livelli in Brasile: il bilancio partecipativo.
Lo stato crea le condizioni affinchè una parte delle risorse da investire in una data regione, città, territorio, sia gestita da organi con partecipazione paritaria di tutte le componenti della comunità, che garantisce al pubblico (locale) la maggioranza in caso di scelte.

È evidente che quando un progetto, un investimento pubblico è deciso dallo stesso pubblico che ne usufruisce, quel bene è custodito con amore e impegno, e il progetto dà buoni risultati. Oltre al fatto che, per decidere cosa priorizzare, bisogna informarsi bene sulle reali necessità della comunitá in generale (confrontandosi con altri segmenti popolari), bisogna informarsi sui costi e benefici delle opere da scegliere, bisogna crescere in termini di pensiero collettivo.

Io sono stato articolatore territoriale di un territorio dello stato di Bahia dal 2004 al 2008. Una regione di superficie simile ad una regione media italiana, con 400 mila abitanti, 70% dei quali agricoltori familiari. In 4 anni di lavoro, consistiti in riunioni e assemblee, siamo riusciti a abbozzare il Piano di Sviluppo Sostenibile della regione, composto di 4 assi portanti (agricoltura, educazione, ambiente, salute). Il lavoro è duro, molti partecipanti erano analfabeti. All´inizio una mia collega cominciava a giocare con i tasti del PC, alla fine lei stava già in facebook e io ancor oggi non ci sto...

È stato emozionante. Ma non la sola esperienza partecipativa a cui ho collaborato, anche la gestione dei bacini idrici é organizzata in questa maniera. I governi Lula in Brasile hanno introdotto in vari settori queste procedure partecipative. Purtroppo, non ho mai potuto conversare di queste cose con compagni italiani perchè nessuno ne sa niente.


RE: Dibattito nazionalizzazioni X privatizzazioni - MAURO DOSI - 04-09-2018

ciao a tutti, sono pienamente d' accordo sulla partecipazione dei residenti dove risiede l' opera da gestire. sono totalmente contrario ad una partecipazione privata alla gestione. Anche in libia, al tempo di gheddafi - ho lavorato a sirte per 3 anni circa - cera un comitato cittadino che controllava i lavori, i tempi di esecuzione, approvava le varianti, e dava il benestare al pagamento delle "fatture" in base al contratto in essere. la stessa cosa dovrebbe succedere nelle ns province, dove a turno, si partecipa ad un comitato di "controllo". comunque per finire tutte le opere di interesse comune, acqua, energia, rifiuti, comunicazioni, ecc devono essere pubbliche al 100% e con la partecipazione delle persone come garante