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Test d'ingresso all'Università - Versione stampabile

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Test d'ingresso all'Università - AliceNevano - 01-06-2018

Salve,
A mio avviso i test d'ingresso per l'accesso ai corsi a numero programmato adottati da numerose facoltà sono fuorvianti: non permettono di valutare accuratamente le competenze del singolo soggetto, né le sue conoscenze pregresse, se non quelle di tipo nozionistico. Non si considera lo spirito critico, cosa che risulta essenziale in un percorso universitario così come lavorativo. Conosco innumerevoli soggetti che hanno superato il test senza reale motivazione per iscriversi a quella facoltà o che pur avendolo superato ed essendosi immatricolati, hanno poi abbandonato meramente il corso di studi in ritardo, lasciando di fatto scoperti posti che sarebbero potuti essere occupati da coloro che davvero avrebbero voluto studiare quel corso.
È lesivo nei confronti di soggetti con potenzialità che, volenti o nolenti, a causa di un sistema scolastico che non restituisce il giusto valore all'impegno, sono rimasti indietro, e per ciò hanno sostenuto il test in modo fallimentare.
Io desidererei che la scrematura, se dev'esserci, avvenisse perlomeno con un esame orale, che dia meglio modo di valutare chi si ha realmente dinanzi a sé.


RE: Test d'ingresso all'Università - elo - 01-06-2018

Sono fondamentalmente d'accordo, anche perché ci sono diversi modi per organizzare un test d'ingresso.
Riporto ad esempio la mia esperienza. Test d'ingresso per il corso di fisica all'università di Padova 5 anni fa. Il test non era vincolante, ma obbligatorio. Consisteva in una parte di nozioni di base di diverse aree scientifiche e di un'altra tutta dedicata alla matematica, sempre però nozioni basilari. Se non si raggiungeva la sufficienza nella parte di matematica ci si poteva comunque immatricolare, con la clausola però che si era obbligati a passare l'esame di Analisi 1 entro il primo anno, altrimenti si veniva espulsi, a prescindere dagli altri esami fatti (paradossalmente potevi aver fatto Analisi 2 e non Analisi 1 ed essere cacciati lo stesso, anche se non credo sia mai accaduta una cosa del genere). Come dicevo, il test era davvero basilare, quindi se non lo si passava bisognava davvero riflettere se si era scelta la facoltà giusta, però non era vincolante.
Un sistema del genere permette di interrogarsi sulla scelta fatta, è una specie di test-orientamento.

Il problema che non si può sottovalutare è però di mere risorse. Ammettere tutti (o comunque dare la possibilità a tutti di scegliere) anche solo al primo anno genera gravi problemi dovuti alla mancanza di strutture e di personale.
Per continuare il mio esempio di sopra: da un paio di anni il corso di fisica a Padova è diventato a numero chiuso perché al primo anno ci sono troppi studenti e, anche se il numero si riduce esponenzialmente di anno in anno, le aule e i professori a disposizione del dipartimento non sono abbastanza. E credo che l'università di Padova spenda parecchio in strutture rispetto alla media italiana, ma comunque non è sufficiente. Conta anche che il corso di fisica è abbastanza piccolo, medicina o ingegneria sono molto più grandi e ne risentirebbero di più.

Bisognerebbe quindi prima risolvere questo problema (in sintesi: più soldi), poi si potrà riformare l'ammissione o eliminarla del tutto.


RE: Test d'ingresso all'Università - Germano Di Francesco - 13-06-2018

Sono assolutamente contrario ai test d'ingresso selettivi ed al numero chiuso.
Sulla questione di fondo: i test non sono probanti (come già detto dagli altri interventi) della effettiva preparazione e tantomeno delle motivazioni della scelta. Proporrei un sistema che permetta a tutti di iscriversi al primo anno e metta uno sbarramento all'iscrizione al secondo anno legato a numero di esami superati e media voti riportati. Un anno di tempo, la frequenza delle lezioni, lo studio e la prova d'esame sono senz'altro più probanti di un test a crocette di un paio d'ore.

Sulla questione dei soldi: ovviamente ce ne vorrebbero di più ma solo inizialmente, per il primo anno. Credo che molti se ne risparmierebbero negli anni di corso successivi avendo meno iscritti ma sicuramente più motivati, meno abbandoni e meno fuori corso.


RE: Test d'ingresso all'Università - elo - 13-06-2018

Sistemi di sbarramento sul numero di crediti conseguiti già ci sono. Per quanto riguarda usare la media come criterio mi sembra un po' troppo rigido, anche perché a quel punto a che serve avere il 18 come sufficienza? Comunque anche sistemi selettivi sul voto ci sono: faccio di nuovo l'esempio del mio caso, fisica a Padova, se ti laurei alla triennale con un voto inferiore a 84 non puoi iscriverti alla magistrale.

Per quanto riguarda i soldi non credo che sia un risparmio così colossale, o, meglio, per avere un risparmio significativo devi "tagliare" con quei criteri che hai elencato un gran numero di studenti (tenendo conto che perdi le loro tasse, soprattutto considerando che i fuoricorso pagano la retta massima). Ma a questo punto ottieni solo un numero ancora minore di laureati, e non mi sembra il caso di infierire ancora su questo qui in Italia.


RE: Test d'ingresso all'Università - Fansaldo - 18-06-2018

Ciao a tutti, mi trovo d'accordo con gli interventi precedenti sulla questione test d'ingresso: è nozionistico e suppongo sia anche facilmente aggirabile da chi possiede gli agganci e le raccomandazioni adeguate.
Ciò che si profila sempre più evidente è come un argomento come questo richieda una trattazione più ampia, vincolata alla questione tasse universitarie (che devono esserci!) ai fondi stanziati dal governo, al sovraffollamento delle aule: insomma la questione universitaria.
Per non andare off topic, degli sbarramenti devono esserci sia perché non si possono avere fondi infiniti, sia perché la laurea dovrebbe garantire un posto di lavoro al termine degli studi, sia perché talvolta è necessario prendere una facciata per rendersi conto di aver sbagliato corso di studi (o di aver sottovalutato l'impegno preso).
A mio avviso, togliendo l'inutile test di ingresso, si dovrebbe mettere un minimo di CFU da ottenere al primo anno (non dico un'esagerazione, farei tipo 1/3 di quelli del primo anno), in caso di mancato raggiungimento si potrebbe inserire una maggiorazione sulle tasse e, nell'anno successivo, l'obbligo di ottenere 1/3 dei CFU del primo anno + 1/3 di quelli del secondo anno (esempio) e, in caso di mancato raggiungimento dell'obiettivo, procedere con l'espulsione dal corso di studi (ovviamente l'anno dopo ci si può iscrivere, ma si deve ricominciare tutto senza recuperare alcun esame dato prima dell'espulsione). Il tutto con i giusti adattamenti per gli studenti lavoratori.


RE: Test d'ingresso all'Università - Oldville - 31-01-2019

Sono d'accordo con Fansaldo.
Nell'università dove insegno, stiamo puntando molto sull'attività di presentazione dei corsi di laurea nelle scuole superiori.
Vogliamo che gli studenti abbiano quante più informazioni possibili per fare la scelta migliore.
L'obbiettivo è di far sì che non perdano uno o due anni nel corso di laurea sbagliato, e che quindi si riducano anche le domande avventate per i corsi a numero chiuso. Idealmente con più risorse vorremmo poter togliere il numero chiuso.